Quel folk-rock made in Russia

Categoria:
Catharsis

La letteratura tradizionale è la vera musa ispiratrice per queste band fiorite nella seconda metà degli anni Ottanta

Strumenti e ritmi inediti per “raccontare” storie nazionalpopolari

La Russia ha sempre avuto nel suo stemma un’aquila bicipite che guarda ad Est come ad Ovest, una simbologia che si attaglia bene anche sul modo di intendere la musica rock.
Parlare di rock russo in 3500 battute è impresa ardua: si tratta di descrivere un universo musicale parallelo a quello occidentale di cui mutua alcuni stilemi per poi elaborarli in maniera del tutto originale. Tralasciando la storia rock durante l’Unione sovietica, epoca in cui esisteva solo una casa discografica, la Melodiya, e imperava la censura sui testi e il controllo sui musicisti operato da parte del Kgb, focalizziamo innanzitutto la nostra attenzione sulle caratteristiche musicali di questo bellissimo ed interessantissimo mondo musicale.
A differenza del rock occidentale, quello russo è caratterizzato dall’uso di differenti ritmi, di strumenti diversi che vanno al di là della strumentazione rock standard: accanto a batteria, basso e chitarra elettrici e voce troviamo violini e strumenti a fiato, ad esempio, e testi molto più impegnati. Si tratta molto spesso di folk-rock, ossia di brani che trattano argomenti nazionalpopolari e che riproponogono elementi della musica folk russa mixata con le sonorità rock; come esempi si possono ascoltare i brani di gruppi storici come gli Aquarium o i Ddt.
Per quel che riguarda i testi, la particolarità risiede principalmente nella ricchezza della letteratura russa, che funge ed ha funzionato come molla e come musa ispiratrice conferendo un’importanza maggiore a quest’elemento musicale rispetto a quanto avviene nel rock occidentale in cui spesso a fare la parte del leone è stata la sezione musicale; come esempio si può portare il capostipite di questa tendenza, Viktor Tsoi, leader e vocalist dei Kino.
A partire dalla metà degli anni Ottanta, il rock fiorisce, è il caso di dire, a Mosca, San Pietroburgo (all’epoca Leningrado) e a Yekaterinburg (all’epoca Sverdslosk). Tre scene rock diverse, la più grande delle quali nell’antica capitale russa.
A quel periodo risale la nascita della scena heavy metal con gruppi come gli Aria e i Chony Kofe. Gli Aria, in particolare sono stati definiti dalla stampa russa come «gli Iron Maiden russi»; la loro musica si rifà per certi versi al noto gruppo britannico e alla tendenza Nwobhm (New wave of british heavy metal).
Per gli amanti degli Iron Maiden è un piacere ascoltarli: musicalità e arrangiamenti richiamano molto il modo di fare musica del celebre gruppo inglese, i testi, per chi non capisce il russo, diventano essi stessi una parte della musica; sempre per gli amanti del genere occorre ascoltare il loro album “Armaggeddon” (2006), che incarna la nuova svolta musicale degli Aria. Sempre in quegli anni vengono fuori i Gorky Park, gruppo glam-rock, che godette di una discreta fama negli Usa attraverso collaborazioni con Frank Zappa e Jon Bon Jovi (Guns’n’Roses); il gruppo, purtroppo, è “inattivo” dal 2001.
Ma col nuovo millennio ecco venir fuori anche in Russia le nuove tendenze del rock, metalcore e alternative metal; gruppi come gli Amatory, di San Pietroburgo (interessante per chi volesse ascoltarli è il loro brano del 2009 “Crimson Dawn”) e Psychea (“Sid Spears”). Accanto a questi, gruppi che proseguono nella tradizionale scia heavy come il power metal degli Shadow Host (“Before the Storm e Beyond the line”, ad esempio), il symphonic metal dei moscoviti Catharsis, o gli Epidemia, famosi per avere composto, nel 2004, l’opera metal “Elven Manuscript”, opera e concept album ispirato tra gli altri dal tolkeniano “Signore degli anelli”.
A queste tendenze va aggiunto il pagan metal che trae ispirazione dalle tradizioni pagane slave, il cui gruppo di punta sono i Temnozor con i loro fan sparsi un po’ per tutta l’area europea di tradizioni slave.
Come dicevano gli Ac-Dc: «Let there be rock!».
Tommaso Dal Passo



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