“Governo del fare”, ma che cosa?

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Silvio Berlusconi

Al di là degli annunci mediatici, il centrodestra non ha ancora centrato obiettivi realmente concreti

Saremmo curiosi di vedere ciò che il Governo Berlusconi avrebbe potuto fare, se il Premier non fosse stato - come di consueto - preso di mira da indagini a raffica da parte delle Procure. Ci sarebbe piaciuto riscontrare quantomeno un abbozzo della metà degli impegni elettorali. Invece, al momento è innegabile che il Cavaliere e i suoi Ministri siano stati più occupati a trovare un modo per blindare la figura istituzionale del Presidente del Consiglio dagli attacchi giudiziari che a governare il Paese. Ovviamente quelli di centrosinistra ritengono che la colpa sia sua, mentre quelli di centrodestra che le responsabilità siano dei giudici.
Resta il fatto, oggettivo e triste per il Paese, che, salvo le emergenze, non si riesca a dirigere la cosa pubblica in modo deciso e progettuale. Sì, i rifiuti di Napoli sono stati una vittoria anche mediatica e il terremoto abruzzese ha rappresentato una vetrina televisiva e giornalistica; tuttavia, sembra che il “Governo del fare”, sbandierato ormai da quindici anni, resti soprattutto una bella intenzione.
Si doveva snellire la burocrazia, ma nulla è cambiato. Le aziende avrebbero dovuto pagare l’Iva allo Stato soltanto dopo averla incassata, ma la nuova norma ha limiti di fatturato talmente bassi ed è così complessa da applicare che il beneficio è stato davvero per pochi.
Le grandi opere prospettate o sono faraoniche e quindi difficilmente realizzabili (come il Ponte sullo Stretto) oppure proseguono con l’italico passo rilassato, senza apprezzabili differenze rispetto alla Prima Repubblica o ai Governi di centrosinistra.
Si dovevano fronteggiare gli sbarchi di clandestini, ma, anche in questo caso, pur riducendo quelli di Lampedusa, non si è evitato che i barconi approdassero altrove. Negli ultimi giorni sono sbarcati almeno 300 clandestini: Sardegna, Lampedusa, coste siciliane, Salento, crotonese, persino Ancona. Piccoli sbarchi, ma numerosi. Insomma, dopo la politica dei “respingimenti” televisivi adottata dal Governo, gli scafisti stanno trovando nuove rotte e nuovi stratagemmi.
È stato annunciato un (di nuovo) faraonico “piano carceri” che, se partirà davvero, avrà bisogno di decenni per essere attuato, ma si è fatto poco o nulla per sfruttare i tanti istituti di pena inutilizzati che già esistono in Italia.
Per non parlare delle tasse. Luca Ricolfi, docente di Analisi dei dati all’ Università di Torino, sostiene che nel mancato raggiungimento degli obiettivi di taglio tasse c’è il maggior divario tra il programma elettorale e la realtà: «Mi sembra troppo sostenere che in quattro mesi c’è stata un’accelerazione della crisi tale da obbligare il nuovo Governo a rimangiarsi tutto. In ogni caso, qualcuno dovrebbe assumersi la responsabilità di spiegare perché ha cambiato idea», sostiene il professore editorialista.
L’Ici è stata abolita, d’accordo, ma altri interventi strutturali non si fanno, per volontà, per necessità o per Tremonti.
Persino le battaglie per tutelare lo scalo di Malpensa, che Air France avrebbe reso meno importante, sembrano perse. Colaninno e soci stanno facendo fare all’aeroporto lombardo la stessa fine, ma nel silenzio del centrodestra. Un silenzio, a questo punto, obbligato.
Giovanni Monaco



commenti

dati di fatto

ritratto di harpodan

concordo, eppure per "la casalinga di Voghera" o per "il pastore lucano" questo rimane il governo del fare, perché ormai, come avviene in Videodrome di Cronenberg, la realtà del video sostituisce quella reale e non riusciamo neanche più a capire quali sono le concrete condizioni del paese. Per fortuna esistono analisi, ricerche, dati e giornalisti che si richiamano ad essi per analizzare la realtà senza farsi condizionare troppo da dinamiche mediali costruite ad hoc. In questo senso l'ultimo saggio di Ricolfi (il sacco del nord) da lei citato è un illustre esempio. Quando si dice "i dati parlano chiaro".

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