Lunga vita alle testate tradizionali
La carta stampata verrà soppiantata dalla web-informazione? Scalfari e Feltri si dichiarano scettici
Va su Internet, serve a guardare video, ascoltare musica e leggere libri e giornali. Già, l’iPad, il computer “tavoletta” della Apple, ha le caratteristiche e le misure giuste (9,7 pollici) per insidiare quotidiani e periodici cartacei.
Il New York Times si prepara all’accordo, l’Italia per ora resta alla finestra, ma lo sbarco sull’iPad sembra inevitabile per le principali testate. Il nuovo prodotto stimola una riflessione: dove condurrà questa inarrestabile traversata dell’informazione sul mare di Internet? La strada sembra tracciata, ma ascoltando i guru del giornalismo “tradizionale”, quelli che hanno cominciato con la macchina da scrivere e vissuto già diverse trasformazioni della professione, il cammino non è poi così scontato. Di sicuro, c’è un verdetto unanime: la carta stampata sopravviverà.
Repubblica.it è da sempre il sito più all’avanguardia nel panorama nazionale dell’editoria online. Eppure, proprio Eugenio Scalfari, Fondatore del giornale a cui il sito fa riferimento, è tra i più scettici nel valutare la trasformazione dei mezzi di comunicazione. «Difficile che Internet favorisca la nascita di una opinione strutturata - sottolinea il “papà” de La Repubblica - I blog aprono agorà occasionali, dove si esprimono opinioni: chi si iscrive è perché la pensa in quel modo. Un esempio? Il blog di Beppe Grillo: ha avuto un periodo di verve, ora si sta spegnando. Su Internet non c’è fidelizzazione». I giornali tradizionali, secondo Scalfari, devono programmare il futuro prendendo atto del nuovo modo di comunicare: «I prodotti da edicola non rischiano l’estinzione ma saranno sempre più di cultura e di dibattito, creando appartenenza. La rete avrà invece l’esclusivo compito di dare notizie».
Anche Vittorio Feltri, Direttore de Il Giornale, crede che in futuro ci sarà un forte ridimensionamento quantitativo della carta stampata, del numero delle pagine, delle tirature. Ma non l’estinzione. «Le testate - dice - avranno redazioni piccole e snelle e si occuperanno prevalentemente di riportare opinioni: l’informazione l’abbiamo già attraverso altri canali, ma i commenti sono insostituibili. Internet è paragonabile ad una discarica, dove si può trovare anche un brillante tra mille rifiuti: sta al navigatore distinguere, verificare. Nella carta stampata l’attenzione è maggiore, anche perché se si scrivono stupidaggini c’è sempre qualcuno che ne risponde».
Secondo Maurizio Belpietro, Direttore di Libero, Internet stimola un confronto con il lettore al quale il giornalista italiano non sarebbe ancora pronto. «Internet - è la sua tesi - ha rivoluzionato il mondo di piccole certezze dei professionisti della comunicazione: il pubblico interviene e mette in discussione i pezzi. Il giornalista italiano non è preparato a questi cambiamenti, non ha ancora imparato a prendere in considerazione la reazione del lettore. La risposta dei giornalisti è spesso di chiusura e non di accettazione dell’esser messi sotto esame».
Antonio Ghirelli, giornalista e scrittore, ritiene Internet un fenomeno «interessantissimo… però con un grave difetto: offre troppe notizie quando vuoi scrivere e ti impedisce quella straordinaria attività che è la ricerca. È diseducativo. Ti fa smettere di riflettere, di cercare e anche di immaginare». Più aperta la posizione di Ezio Mauro, Direttore de La Repubblica, e di Laura Gnocchi, che cura il Venerdì. Il primo crede nella possibilità di un sistema integrato internet-carta stampata. «Dobbiamo essere capaci di ragionare in termini di sistema anche nel proporci all’opinione pubblica e al mercato pubblicitario – sottolinea Mauro - Ormai io ragiono su un quotidiano globale che lavora 24 ore al giorno in multimedialità. Il web va misurato come un grande fiume dove contano la velocità e la portata, non la selezione delle informazioni. Il giornale sta dentro il flusso, scarta moltissime notizie, ne sceglie alcune e con i tasselli che seleziona costruisce una specie di cattedrale che ha l’ambizione di assomigliare alla giornata che abbiamo attraversato. È in questa ricerca di senso che, a mio parere, risiede la vera ragione della sopravvivenza della carta stampata».
«Quando nacque l’auto - aggiunge la Gnocchi - la bicicletta doveva morire. Quando nacque la tv era il cinema destinato a finire. Non è successa nessuna delle due cose. Così, non finiranno i giornali perché esiste Internet. Ma certo dovranno cambiare un bel po’. Credo che i quotidiani diventeranno sempre meno informazione e sempre più analisi e commento andando a servire perciò un pubblico più qualificato, ma anche più ristretto. Mentre per i settimanali la vedo più grigia».
La divisione nei giudizi degli intervistati riflette i dati Censis sui consumi, che illustrano un quadro ancora da decifrare: l’informazione globale del terzo millennio viaggia spedita sul web, eppure i lettori di giornali e i telespettatori non calano. La carta resiste. La tv resta sovrana. Crescono gli utenti, che hanno più strumenti per accedere all’informazione.
L’iPad, insomma, per quotidiani e riviste più che un nemico può essere un alleato.
Matteo Recanatesi
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