Brusca frenata
La crisi ha investito anche la Formula Uno che corre ai ripari con abbattimenti dei costi e nuove strategie
L’addio della Honda alla Formula 1, immediato effetto della crisi economica mondiale, mette in seconda pagina tutti i temi caldi che ci hanno accompagnato per questi primi mesi di pre-stagione 2010. Alla faccia di kers, gomme slick e nuove aerodinamiche. Adesso c’è da capire quali reazioni scatenerà questo evento e quanti saranno i team in grado di sopportare i costi di un mondo “patinato”. Secondo gli economisti la crisi mondiale sta passando. O forse a diminuirne la portata è l’effetto Todt, con la speranza che il neopresidente della FIA (Federazione Automobilistica Internazionale) riesca a ridare chiarezza e lucidità alla Formula Uno dopo il nebuloso periodo della gestione Mosley. Fatto sta che dopo lo shock per l’addio al circus in rapida successione di Honda, Bmw, Bridgestone e Toyota (reintegrate dall’arrivo della spagnola Campos, della statunitense USF1, dell’inglese Manor e dala ritorno della Lotus) , sono arrivati alcuni timidi segnali di ripresa. La Volkswagen ha di recente annunciato l’intenzione di entrare in Formula Uno dal 2012 come fornitore di motori. Questo sulla base di una nuova politica di riduzione dei costi, e che in futuro con un motore “globale” affidabile e conveniente si potrà arrivare a 30 macchine sulla griglia di partenza.
A parte la perplessità espressa dalla FOTA (l’associazione dei team di Formula Uno presieduta dal numero uno della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo), l’ingresso (per ora solo a parole) della casa tedesca è sicuramente un buon auspicio per il mondo delle corse. Così come la decisione della Bmw di interrompere le trattative con il misterioso fondo svizzero Qadbak e cedere il team a Peter Sauber, che lo aveva gestito da solo fino al 2005. La cessione permetterà al team svizzero di preservare almeno 250 posti di lavoro dei 388 precedenti. In ogni caso a salvare la presenza tricolore sulla griglia di partenza ci sarà Vitantonio Liuzzi, confermato ufficialmente per un altro anno dalla Force India insieme ad Adrian Sutil. Chi non sarà sicuramente al via della prossima stagione è invece l’ex flop ferrarista Kimi Raikkonen, dirottato nel Mondiale rally.
Stando a ciò, la crisi economica mondiale non fermerà la Formula 1 e il circus si darà nuove regole per ridurre drasticamente i costi. Così Bernie Ecclestone, intervistato dalla Bbc, ha reagito alla notizia del ritiro della Honda dal Mondiale. «Penso che nella Formula 1 non ci sia una crisi maggiore di quella che c’è nel resto del mondo. Il mondo è in crisi, ma non si fermerà, questo è sicuro», ha detto il patron del circus. Ecclestone ha spiegato che i lavori per ridurre i costi della F1 procedono a pieno ritmo: «Non ho dubbi che ci sarà una drastica riduzione dei costi e della necessità di spendere per essere competitivi». Il patron del circus non perde, però, il suo ottimismo: «Penso che le nuove regole approvate all'unanimità porteranno nei prossimi anni a risparmiare circa 50 o 60 milioni di euro. Le squadre - ha proseguito - sono perfettamente al corrente di quale sia la situazione e sono determinate a far sì che la Formula 1 rimanga uno spettacolo fantastico. È un grande business e non si fermerà in una notte». Tutti insieme appassionatamente, i team hanno deciso di intraprendere la strada di procedere a una riforma di sistema in capo a tre anni, con l’introduzione anche di meccanismi che incentivino lo spettacolo, uno dei quali è la proposta-Ecclestone di passare alle premiazioni con le medaglie, che vuole dire maggiore e più tangibile riconoscimento del vincitore sul secondo piazzato. A questo proposito tutte le proposte formalizzate dai team sono al vaglio della FIA.
Evitare il rischio abbandoni, quindi, resta l’imperativo del circus: i team sono consapevoli che o si esce tutti insieme dalla situazione o saranno guai per altre scuderie. E le scuderie più a rischio sembrano proprio quelle indipendenti, che devono appoggiarsi completamente agli sponsor. Se venissero meno - e nell’attuale fase di crisi nulla è da escludere - diversi team si troverebbero in seria difficoltà.
Anche se la vicenda Honda dimostra che la Formula Uno non è un’isola felice, immune dalla crisi, i tifosi della Rossa possono stare tranquilli. Dal quartier generale della Ferrari, a Maranello, fanno sapere che l’ambiente è perfettamente consapevole dell’attuale situazione di difficoltà e si sta sforzando il più possibile di provvedere al contenimento dei costi e a ridefinire regole e investimenti». Ed è proprio sul contenimento dei costi che si sta concentrando l’attenzione, proprio per evitare altri possibili abbandoni. Ma questo discorso non riguarda la scuderia del Cavallino, che con la nuova F10 presentata sulla pista di Fiorano. La 56esima monoposto costruita a Maranello per il mondiale F1 si chiama così in ragione della F di Ferrari e del numero dell’anno del debutto. In questo modo il Cavallino riprende una vecchia tradizione per nominare le proprie vetture di F1. A Massa e al nuovo arrivato Alonso è affidato il compito di trasformare i cavalli in leoni ruggenti. Per far uscire la monoposto di Maranello dal torpore dello scorso anno e rinverdire i fasti dei successi del “traditore” Schumacher, passato alla Mercedes. L’appuntamento è per il 14 marzo prossimo in Bahrain.
Gianmarco Falchi
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