Quel ricco affare del paranormale

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Paranormal Activity, scena dal film

Il film horror del momento è solo propaganda finalizzata al business

Lo spunto per alcune considerazioni è un film, di recente uscita ma di lunghissimo annuncio, Paranormal Activity, naturalmente americano, dal bassissimo costo (e si vede) e dagli incassi enormi (non ci si crede). Regista Oren Peli, protagonisti due giovani personaggi, e con loro qualche comparsa di scarsissimo peso. Ne parliamo con intenti valutativi, del film stesso e di elementi a questo legati, ma anzitutto, come se fossimo degli attenti recensori, ne raccontiamo la trama. Naturalmente in maniera soggettiva, come accade con ogni fatto oggettivo qual è una storia resa in immagini, fedeli a quella massima del sofista Gorgia per cui «nulla esiste (in sé); anche se esistesse non verrebbe compreso; anche se fosse compreso, non potrebbe essere comunicato». Ossia verrebbe comunque comunicato nella onesta soggettività del narrante. Ebbene, la vicenda si svolge in un appartamento dalla modesta piscina e con arredamento da acquisto on line, a San Diego, California; e vede come protagonisti una giovane coppia, lei, Katia, insignificantemente carina, ma definita da lui bellissima, e lui, Micah, giovane dalle fattezze normali (scelti verosimilmente più per la loro banale normalità che per capacità interpretative). Ciascuno ha un hobby o una prerogativa: lei quello d’essere seguita da un polter Geist da molto tempo (ben prima della convivenza), lui da una macchina da presa, traballante in maniera irritante per un programmato realismo, divenuta una sorta di sua appendice. In sostituzione quasi, e purtroppo per lei che se ne lamenta, dell’altra, maschilmente e piacevolmente naturale. La lamentela la ragazza gliela ribadisce continuamente, ma lui, imperterrito, si limita all’uso dell’appendice meccanica con cui la segue e la riprende in tutti i modi, in ogni momento e in ogni stanza, con tanto di primi piani che mettono a dura prova la capacità di sopportazione di Katia. Ma non è tutto, perché tra i frequentatori della casa c’è l’altro compagno di lei, quello occulto che, inizialmente, si manifesta in maniera ben timida, con parole appena sussurrate, ma che alla fine - ma non anticipiamo - la ragazza mostrerà di preferire. Inizialmente la presenza di quest’altro - modesto “spirito” dal basso astrale, ossia dall’infimo livello evolutivo - è indiscreta ma fievole, poi si fa sempre più pressante, così come si fanno pressanti le richieste della sempre più insoddisfatta Katia, affinché Micah metta da parte quello da ripresa ed utilizzi l’altro, ben più piacevole arnese.
Ma lui niente, e fra un “cazzo e l’altro” (scusate la volgare espressione ma è l’unica parola che lui riesce a pronunziare dinanzi allo scatenarsi del paranormale), decide di fare la guerra al suo rivale ectoplasmatico a botta di riprese, 24 ore su 24. Ma la fine è scontata: fra i due pretendenti al corpo della ragazza (sono gli spiriti a desiderare i corpi e non viceversa, così come ha insegnato la cultura greca a partire dal povero eroe Achille disperso nei suoi grigi Campi Elisi) vince il più sollecito spirito, che almeno di notte con lei ci prova, e alla fine pare ci riesca, visto che Katia, in pieno stato di possessione, segno che lo spirito il suo dovere l’ha fatto, chiama il suo partner e gli molla un calcio nel sedere e con somma soddisfazione la manda a sfracellarsi sulla sua inseparabile camera.
La storia è in fondo banale, girata male e dialogata peggio, ma quel che conta e che merita una riflessione è il grosso guadagno ai botteghini americani, e quello che potrebbe essere consistente anche qui, grazie all’insistente propaganda del distributore, Presidente del Napoli, e di chi col volerlo togliere dalle sale cerca di tenere alta l’attenzione e costringe ad assistere alla proiezione anche chi (come il sottoscritto) ne avrebbe fatto volentieri a meno. Dicevamo del budget limitatissimo di 15mila, non so se dollari o euro: in ogni caso troppo, visto il costo zero delle riprese (fatta eccezione forse per l’apparato luci e qualche invito a cena per gli attori. Ma non sappiamo niente di quel che è stato speso per la propaganda. Rapporto da 1 a 1.000 o da 1 a 10mila, ancora di più? Ossequiente alle regole del momento, per cui il prodotto è ciò che la propaganda vuole che sia, e che quindi in effetti questa vende se stessa, colui che ha acquistato il film ha puntato su questa, ha rischiato (ben più dei 15mila danari del costo della produzione) e pare che abbia vinto. Forse vincerà anche il distributore italiano che ci perseguita con i suoi trailer a tutte le ore, ma tutto ciò ha poco a che fare con la pretesa genialità dell’autore, che si è piuttosto manifestata nell’avere l’aggancio giusto, un gruppetto di collaboratori di poche pretese, e, soprattutto, uno spirito bassamente terreno che, come nel suo costume, ha prestato, a chi lo ha attratto con la seduzione del rischio, il suo aiuto nella grande impresa di ottenere il massimo (danaro) col minimo sforzo.
Luciano Arcella



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