Quella centrale sulla retta via
In Russia utilizzano il piombo per il raffreddamento dei reattori che producono energia atomica: rischi azzerati
La tecnologia nucleare di quarta generazione è una giusta soluzione
Nel febbraio 2009, Berlusconi ha dichiarato la propria volontà di riaprire le centrali nucleari nel nostro Paese, dopo il loro abbandono nel 1987, quando un referendum ne chiese la chiusura. Da quel momento, si è riaperto in Italia un aspro dibattito sul nucleare.
Innanzi tutto, il primo problema da risolvere è lo smantellamento delle vecchie centrali nucleari. Proprio a tale scopo, il 1° novembre 1999 è stata costituita, a seguito del decreto Bersani sulle liberalizzazioni, la SOGIN, per prendere in gestione gli impianti nucleari fino a quel momento posseduti dall’ENEL e curarne lo smantellamento (“decommissioning”). Eppure le cose non stanno andando molto bene. Secondo l’ultimo piano industriale 2008-2012 della stessa SOGIN, si prevede che l’avanzamento medio dello smantellamento raggiungerà il 51 per cento nel 2012. In altre parole, dopo ben 25 anni, le vecchie centrali saranno solo a metà dell’opera di “decommissioning”, con il rischio che ci voglia altrettanto tempo per completare definitivamente tale opera di smantellamento. Eppure, il precedente piano della SOGIN (2007-2011) prevedeva di raggiungere il 37 per cento dello smantellamento entro il 2011. Ma, a oggi, si prevede la conclusione dello smontaggio della centrale di Trino, ferma dal 1990, nel 2013 (il decreto di “Valutazione di impatto ambientale” è stato emanato il 16 gennaio dell’anno scorso), con una significativa accelerazione anche delle attività negli impianti ENEA di Casaccia, Saluggia e Trisaia.
I costi sono, ovviamente, lievitati. Secondo quanto affermato dalla SOGIN, verranno sviluppate attività di “decommissioning” spendendo ben 490 milioni di euro, circa 100 milioni l’anno: vale a dire oltre 7 volte la media del periodo 2000-2007.
L’altro problema del nucleare riguarda, ovviamente, gli effetti deleteri sulla salute dei cittadini. Al riguardo, sono numerosi gli studi scientifici in tutta Europa.
Già alla fine degli anni ’80, per esempio, si era riscontrato un aumento dell’incidenza di cancro e di leucemia infantile nelle vicinanze degli impianti nucleari inglesi, pur in assenza di incidenti.
Nel 2008, una ricerca dell’Ente governativo tedesco per il controllo radioattivo ha esaminato tutti i 16 impianti nucleari tedeschi, studiando l’incidenza dei tumori tra i bambini: lo studio ha confermato quanto si sospettava da tempo, ovvero la correlazione diretta tra il rischio di leucemia in bambini piccoli (meno di 5 anni) e la vicinanza della loro casa agli impianti nucleari. La tabella di questo studio dimostra che i bambini che vivono entro 5 km dai reattori nucleari hanno un incremento del 76% del rischio di contrarre una leucemia rispetto ai coetanei che vivono a più di 50 km, la cui incidenza è dello 0,5%. Questa incidenza aumenta del 26% se la distanza dalla centrale è compresa tra 5 e 15 km e del 10% se la distanza è compresa tra 10 e 30 km.
Recentemente, sulla rivista Environmental Health è stata avanzata un’ipotesi secondo la quale i radionuclidi (ovvero gas nobili con kripton, argon e xeno, trizio, C-14), che vengono liberati in aria col vapore acqueo che esce dai camini delle centrali nucleari, vengono poi assorbiti dal terreno e dalle piante ed entrano così nella catena alimentare. Alcuni di questi radionuclidi rimangono radioattivi per migliaia di anni. Ciò comporta la formazione di cancri e leucemie.
Le donne gravide, inoltre, esposte a queste sostanze radioattive, le trasmetterebbero al feto, con un conseguente “imprinting” cellulare che provocherebbe tumori già nelle prime fasi di vita.
Alcuni studi canadesi hanno confermato, poi, che la concentrazione di trizio su frutta, verdura, latte, carne e uova è molto più alta se questi sono stati prodotti vicino all’impianto.
Eppure, non bisogna anche trascurare gli aspetti positivi del nucleare. Per prima cosa, le centrali nucleari non producono anidride carbonica e ossidi di azoto e di zolfo, principali cause del buco nell’ozono e dell’effetto serra.
Inoltre, la produzione di energia dal nucleare riduce l’importazione di petrolio, consentendo, perciò, ai Governi un minore carico di spesa sulla bilancia dei pagamenti con l’estero. Il tutto si traduce, ovviamente, in una maggiore stabilità del sistema economico nazionale. Così facendo, verrebbe meno la dipendenza dell’intero mondo occidentale dalle riserve petrolifere, presenti in maggioranza in Medio Oriente.
Ma forse all’orizzonte esiste già una soluzione che permetta l’utilizzo del nucleare, pur conservando eccellenti livelli di sicurezza. Stiamo parlando delle centrali di quarta generazione, già attive in Russia. Questo tipo di reattore utilizza come strumento di raffreddamento il piombo liquido, eliminando a priori qualunque rischio di incendio, esplosione, effetto vuoto e “boiling”, e mette al riparo dai malfunzionamenti dei precedenti sistemi di sicurezza. Il piombo, infatti, non brucia a contatto con l’aria e non esplode con l’acqua.
Inoltre, le scorie prodotte sono riutilizzate dal reattore stesso. Scompare così la necessità di smaltire e/o stivare e riconvertire enormi quantità di rifiuti radioattivi. Restano i semplici prodotti di fissione, con un rapporto di 1 a 100 rispetto a ora e tempi infinitamente più brevi di decadimento, rispetto ai 100.000 anni canonici. Mentre l’uranio, piuttosto che plutonio e attinidi minori (nettunio, americio, curio), viene riciclato automaticamente nel ciclo combustibile. La loro natura autofertilizzante, sommata all’assenza di acqua e grafite, consente a questi reattori una straordinaria velocità, con un utilizzo della materia prima di 100 volte superiore.
Se si utilizzasse anche in Italia questa tecnologia, a quel punto nessuno più potrebbe obiettare sul nucleare. Otterremmo l’indipendenza energetica del nostro Paese, senza alcun rischio per la salute dei cittadini. Speriamo perciò che il Governo prenda in seria considerazione la possibilità di costruire queste centrali di quarta generazione, affinché il nucleare non sia più un semplice mezzo di propaganda politica, ma diventi strumento di sovranità nazionale.
Alessandro Cavallini
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