In Tv è guerra “telecomandata”
L’Antitrust interviene proponendo come criterio organizzativo una distinzione tra le varie tipologie di contenuti
Concorrenza sfrenata tra le emittenti per i primi numeri sul digitale
L’Italia si ritrova in una delicata fase di passaggio dalla tv analogica a quella digitale terrestre ed è subito “guerra al telecomando” tra le emittenti televisive.
Si chiama LCN (Logical Channel Number), l’ordinamento automatico dei programmi nella piattaforma televisiva digitale, la lunga lista di canali che risulta dalla sintonizzazione automatica dei decoder ed è l’oggetto delle contese da parte dei broadcaster, ognuno dei quali vorrebbe, naturalmente, ottenere la posizione migliore nella lista.
Com’è noto, infatti, le posizioni dei vari canali sui tasti del telecomando sono importanti e in molti casi determinano il successo di un emittente. La battaglia sull’assegnazione dei numeri provoca infatti frequentemente la sovrapposizione dei canali e non sono rari i casi in cui, a seguito di una sintonizzazione automatica, un canale che abitualmente si trovava tra i primi numeri del telecomando, improvvisamente si ritrovi al numero 721.
è in gioco la concorrenza tra emittenti, da qui l’intervento dell’Antitrust, con una lettera del Presidente Catricalà indirizzata al Presidente dell’Autorità per le Comunicazioni, Calabrò, nella quale si individuano la «facilità e rapidità di selezione del programma da parte dell’utente» come elementi in grado di influenzare il successo o il fallimento delle singole attività d’impresa. L’Authority propone come criterio organizzativo quello della distinzione per tipologia di contenuti, che aumenta la visibilità dei diversi canali, facilita la ricerca degli stessi da parte dell’utente e rende più immediata una loro comparazione.
In merito alla questione, anche l’Adiconsum, in rappresentanza del CNCU (Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti) e del CRTL (Comitato Radio TV Locali), ha presentato all’Agcom una proposta congiunta sulla questione LCN. Il documento dell’Adiconsum suggerisce al Garante un ordinamento a salvaguardia degli utenti, che attualmente non sono in grado di ritrovare facilmente i programmi e le emittenti locali a causa di un loro ingiusto confinamento a posizioni remote sul telecomando. La proposta avanzata all’Agcom prevede di riprodurre nel primo blocco di numeri della piattaforma (che vanno dall’1 al 99) l’ordinamento utilizzato precedentemente sulla piattaforma analogica, nel tentativo di riprodurre il più fedelmente possibile la posizione sul telecomando dei vari canali ricevuti in tecnica analogica. In questo modo i primi numeri (dall’1 al 15) spetterebbero ai canali nazionali, i numeri successivi ai canali delle tv locali nell’ordine della popolazione servita. I canali rimanenti sarebbero invece posizionati sui numeri a 3 cifre (dal 100 in poi), secondo un criterio che vedrebbe affiancati quelli con tematiche analoghe. Tale ordinamento dovrebbe comunque rispettare criteri equi, trasparenti e non discriminatori, come auspicato dall’Adiconsum.
L’LCN è attualmente oggetto di un’istruttoria dell’Agcom che sta valutando l’accordo presentato da DGTVi sul quale, però, non sono pervenuti tutti i consensi. Scopo dell’istruttoria è quello di verificare se l’accordo raggiunto dai principali operatori del settore televisivo sia rispettoso del pluralismo e non discriminatorio nei confronti di alcune categorie di broadcaster.
L’accordo di DGTVi, che riunisce Rai, Mediaset, Telecom Italia Media, Frt, D-Free e Aeranti-Corallo, prevede che i canali dall’1 al 9 spettino alle ex tv analogiche (Rai, Mediaset, La7, Mtv e l’ex Rete A); dal 10 al 19 alle emittenti locali, in base alla graduatoria stilata dai vari Corecom; dal 20 in poi, alle tv con vari blocchi tematici.
In merito allo stesso, l’Antitrust si è espressa auspicando un intervento regolatorio da parte dell’Agcom, ritenendo che nessun accordo pattizio possa garantire «condizioni di assoluta imparzialità, oggettività e non discriminazione, connaturate invece all’operato dell’Autorità di regolazione».
Mentre la discussione rimane aperta, agli italiani non rimane che sperare in una rapida soluzione al problema che ad oggi che, oltre arrecare danni alle stesse emittenti, opera a danno degli stessi telespettatori.
Mia Zalica
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