Ma il vaccino vuol dire salute
Il caso di Wakefield, radiato dall’ordine dei medici, riapre il dibattito sulla sicurezza degli immunizzatori ai bimbi
La dottoressa Vozza dissipa ogni dubbio: sono una risorsa importante
Lo scorso 28 gennaio un gastroenterologo inglese, Andrew Wakefield, è stato condannato dal General Medical Council per “condotta non etica, disonesta e irresponsabile” e radiato dall’albo dei medici. Il motivo? Il medico, in uno studio pubblicato nel 1998 dall’autorevole rivista medica Lancet, aveva sostenuto che vi fosse la correlazione tra il vaccino trivalente contro parotite, morbillo e rosolia, e l’autismo. Un nesso che, dopo anni di indagini, è risultato inesistente. Al contrario, nel corso dell’inchiesta sono emerse gravi responsabilità a carico di Wakefield: in primo luogo quella di avere effettuato sui piccoli pazienti test invasivi e non giustificati dal punto di vista clinico. E di aver ricevuto ingenti somme di denaro, nell’ordine di circa 55mila sterline, dagli avvocati di alcune famiglie di bambini autistici che avevano intrapreso un’azione legale proprio contro i produttori del vaccino.
La pubblicazione, a suo tempo, aveva ovviamente scosso l’opinione pubblica: ne era seguito un forte calo delle vaccinazioni e, di conseguenza, una recrudescenza delle malattie infettive interessate, in particolare del morbillo. Aveva fatto riemergere anche la mai del tutto sopita diffidenza nei confronti delle vaccinazioni e della loro sicurezza. E anche oggi, nonostante la condanna del medico, la sua radiazione dall’Ordine e il ritiro della “ricerca” da parte di Lancet definita “fatalmente fraudolenta”, vi è ancora un’ampia fascia di sostenitori della tesi che l’unica colpa di Andrew Wakefield sia stata quella di aver rivelato una scomoda verità.
Tutto questo offre anche a noi l’occasione per interrogarci e riflettere su una questione molto dibattuta e incerta: la sicurezza dei vaccini per i nostri piccoli e l’opportunità di ricorrere ad essi con la frequenza che la ricerca in continua evoluzione e le minacce di virus e patologie sempre più diffusi sembrerebbero consigliarci. Abbiamo così chiesto di chiarire qualcuno dei nostri dubbi in proposito alla dottoressa Lisa Vozza, biologa, divulgatrice scientifica e Scientific officier per l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro. E co-autrice del libro I vaccini dell’era globale insieme con il professor Rino Rappuoli, una delle massime autorità mondiali in questo campo, Direttore della Ricerca della Novartis Vaccines, membro della statunitense National Academy of Sciences, insignito nel 2009 della “Medaglia d’oro Albert B. Sabin”, che è il massimo riconoscimento nel campo della vaccinologia, per la prima volta assegnato a uno scienziato europeo.
«Quella messa a punto dal gruppo del dottor Wakefield» spiega la dottoressa Vozza «è certamente una della maggiori frodi degli ultimi decenni. Se anche non fossero stati eseguiti numerosissimi e serissimi studi in proposito, a dimostrare la sicurezza del vaccino trivalente MRP, utilizzato anche in Italia, sarebbe sufficiente il milione di bambini vaccinati tra i quali non si è verificato un solo caso di autismo. Nel nostro Paese la vicenda del medico inglese non è molto conosciuta nel suo lungo iter e nei suoi passaggi, e si è ancora propensi a credere lui. Purtroppo con la conseguenza preoccupante del progressivo calo delle vaccinazioni contro il morbillo, pari al 50% nell’ultimo decennio. è vero, il morbillo non è una malattia considerata “a rischio”, tuttavia sembra che in alcuni casi possa lasciare tracce nell’apparato respiratorio, a livello cerebrale, o sotto forma di patologie autoimmuni. Perché correre questo rischio? Perché, quando è possibile, non evitarlo? Dobbiamo considerare che la quantità di antigeni a cui è esposto l’ancor debole sistema immunitario dei più piccoli in seguito alla somministrazione dei vaccini è infinitamente inferiore rispetto al numero di antigeni che un bambino incontra nelle malattie infettive contratte nei suoi primi anni. Ed è proprio in questo periodo di vita, dal primo al quinto anno, che si corrono i rischi maggiori».
è innegabile, i vaccini sono una risorsa davvero molto importante. Probabilmente non ne siamo del tutto consapevoli: per nostra fortuna non assisitiamo più alle grandi epidemie come avveniva invece periodicamente sino al secolo scorso. Malattie terribili e letali come la difterite, o fortemente invalidanti come la poliomielite sono state governate grazie a loro. Anche se sono sempre in agguato, come dimostra quanto avvenuto in Russia nel 1989: si ritenne che la difterite fosse ormai un ricordo del passato, e se ne sospesero le vaccinazioni. Nel giro di due anni furono registrati oltre 150 mila casi di infezione, e 5000 decessi.
L’importanza di questa risorsa risulta tanto più fondamentale se si tiene conto che quanto prima i nostri figli sono messi al sicuro dalle minacce infettive che sempre più numerose ci circondano, tanto maggiormente viene garantita la loro salute. Anche e soprattutto per quando saranno cresciuti: «Ormai è provato che ogni infezione lascia una traccia nel DNA. E questo “marchio” predispone un terreno fertile per l’insorgere di altre malattie in età adulta» conclude la dottoressa Vozza. «Proteggiamoli quindi il più possibile quando sono piccoli per favorirne salute e benessere nella maturità! Tanto più che le garanzie di sicurezza sono notevoli.
In Italia, particolare, in la ricerca vanta una lunga tradizione e un’ottima qualità. Posso con certezza affermare che i nostri vaccini del ventunesimo secolo sono più sicuri, intelligenti ed efficaci rispetto a quelli del secolo scorso».
Paola Calvi
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