La buona novella “telematica”

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Papa Benedetto XVI

Nella 44a Giornata delle comunicazioni sociali, Ratzinger invita a prepararsi all’uso del web in ambito seminariale

Secondo il Papa, Internet è sempre più «indispensabile» e «utile»

Per una religione come il cristianesimo, la cui missione sostanziale è di informare, cioè “annunciare la Buona novella”, l’evoluzione dei media va sempre osservata con attenzione.
Per una confessione universalistica come la cattolica, poi, il web è un mezzo ineludibile per semplicità, interattività e immediatezza.
Benedetto XVI aveva già saggiato tale potenziale in occasione dell’“apertura” ai lefebvriani, quando non era stato avvertito delle posizioni del Vescovo Williamson sulla Shoah, pure facilmente desumibili dalla Rete, esponendolo così a feroci polemiche. Stante tale evidente situazione di caos tra Santa Sede, Cei e Curia, probabilmente il Papa ha voluto dare personalmente il suo imprimatur e, per la 44esima Giornata delle comunicazione sociali, ha affrontato direttamente la questione definendo Internet «indispensabile» e l’uso degli strumenti tecnologici «sempre più importante ed utile» nel Ministero sacerdotale data la loro «recente e pervasiva diffusione».
Non è un’ovvietà (non più, in ogni caso, delle concioni che i soloni cultural-mediatici, da Nicholas Negroponte ad Alessandro Baricco, proferiscono quotidianamente sul tema) e anzi il senso è chiaro: ancorché i nuovi media abbiamo un potenziale negativo deflagrante (blasfemia, pornografia, pedofilia, violenza, volgarità, banalità, diffamazioni, calunnie…), in virtù della loro facilità di uso e trasmissione, per la stessa ragione non possono essere abbandonati ma devono anzi essere cavalcati da chi è portatore di buone notizie. A partire dal sacerdote che «potrà far conoscere la vita della Chiesa e aiutare gli uomini di oggi a scoprire il volto di Cristo, coniugando l’uso opportuno e competente di tali strumenti, acquisito anche nel periodo di formazione, con una solida preparazione teologica e una spiccata spiritualità sacerdotale».
Quello di Ratzinger è insomma un invito non a usare genericamente il web, ma a prepararsi a farlo anche in ambito seminariale. Se si fa il paio con la lamentazione di Monsignor Crociata per la sconcertante povertà delle attuali omelie, è chiaro che la Chiesa cerca di recuperare efficacia attraverso la scelta di linguaggi e mezzi (nel senso dato da McLuhan) adeguati.
«I nuovi media», precisa il Papa, «offrono prospettive sempre nuove e pastoralmente sconfinate». Anche in questo senso le criticità coincidono con le motivazioni per spingere all’uso della Rete, il cui target è giovanilistico e intercetta fasce socio-culturali molto lontane dalla Chiesa delle parrocchie. Pertanto, sulla scorta di Gesù che incontrava pubblicani, prostitute e peccatori - nello sconcerto della società perbenistica del suo tempo - poiché più bisognosi del suo aiuto, così Internet può diventare un canale ecclesiale privilegiato.
Emblematico il rosario digitale ideato dal Santuario della Santa Casa di Loreto, secondo l’Arcivescovo Giovanni Tonucci, «un utile strumento di preghiera» per «le persone sole, i malati e tutti coloro che desiderano sentire d’essere in preghiera insieme con gli altri», accessibile da www.prexcommunion.com e dai cellulari più evoluti o dagli Smart-Phone.
Sembra un po’ di tornare all’avvio della radio: subito dopo i Patti Lateranensi, Pio XI volle realizzare Radio Vaticana, per uscire dall’esilio di Porta Pia e farsi “sentire” in tutto il mondo, specialmente dove la libertà cattolica era limitata. Non a caso, la Radio fu una tra le prime in Europa collegata in duplex con altre stazioni di tutto il mondo. Marconi fece notare al Papa che, sebbene i Pontefici avessero sempre fatto sentire la loro parola nel mondo, per la prima volta potevano farlo in simultanea. Peraltro, il pionierismo radiofonico cattolico si conferma oggi con esperienze di eccezionale diffusione e penetrazione come Radio Maria.
La situazione con Internet è simile. Ora la parola, per l’appunto, sta al clero. Una ricerca realizzata da alcuni atenei per la Congregazione per il Clero parla di una spaccatura tra l’approccio dei sacerdoti più anziani e più giovani. Ma il digital divide anagrafico non è un problema della Chiesa, bensì di tutta la società.
Battista Falconi



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