I prodotti Ogm invadono l’Europa, mentre l’India chiude le porte alle melanzane “modificate”
Così come natura non crea
Dal 2004 la Commissione Europea ha approvato almeno 15 prodotti Ogm, nonostante le resistenze di molti Stati
Con una certa ironia l’altra sera, durante un dibattito pubblico, un commentatore pro-ogm ironizzava sul fatto che la maggior parte della gente neppure conosce cosa siano e nonostante tutto sia contraria. Buffo davvero. Evidentemente, nel solito strano silenzio che accompagnano certe decisioni, dalle localizzazioni industriali, avvenute ormai lustri fa e solo ora al centro di qualche raro serio dibattito, al Trattato di Lisbona, alla privatizzazione dell’acqua, i Popoli custodiscono una certa saggezza che solamente il silenzio mediatico generale o la persuasione ossessiva sono in grado di vincere. Adesso sembra giunto il momento decisivo per gli ogm. Certo, chi non segue con attenzione le vicende politiche ed economiche avrà difficoltà a venire conoscenza dei fatti. Fino a che i media non decideranno di farne un caotico caso da prima notizia. Altrimenti tutto rimarrà nel confuso nubifragio di informazioni quotidiane ed il serio barcamenarsi con i mille euro mensili della busta paga. In seguito ad una recente decisione da parte del Consiglio di Stato, si rischia l’avvio di coltivazioni di mais transgenico che, tra l’altro, sono stati ritenuti pericolosi, e quindi proibiti, in Paesi come la Francia e la Germania. Perchè? A chi giova l’introduzione del mais da noi? Non certo ai consumatori se è vero quanto ha affermato il Presidente della Coldiretti Sergio Marini che ha citato l’esempio del mais MON 810, vietato in otto Paesi membri, a seguito di nuove acquisizioni circa gli effetti negativi sull’apparato intestinale, sugli organismi del terreno e sulla dispersione del polline, con le contaminazioni derivanti dalla impollinazione incrociata tra coltivazioni transgeniche e non...Lo stesso Ministro dell’agricoltura Zaia ha definito “schifezze” i cibi preparati con gli ogm. Parole che sono state accusate duramente di voler limitare la libertà di impresa e l’attività della ricerca scientifica con pregiudizi ideologici degni di altri tempi da tutti coloro che, invece, spingono affinché gli ogm entrino a pieno titolo nel mercato italiano ed europeo. Come il Presidente della Commissione europea, Barroso che intenderebbe accellerare il processo dei prodotti Ogm. A chi giova? Basta fare due semplici conti e ragionare solo in termini di mercato: per il mais Mon810 e per la patata Amflora, il volume di affari si aggirerebbe tra i 30 e i 40 milioni di euro l’anno. Tutto questo nonostante sei Stati, ripetiamolo, abbiano vietato la coltivazione del mais della Monsanto e ben undici abbiano bandito tutti i prodotti Ogm. Dal 2004, da quando è caduta la moratoria sulle nuove colture ogm, la Commissione Europea ha approvato almeno quindici 15 prodotti transgenici, nonostante le forti resistenze di molti Stati e della grande maggioranza dei cittadini. I sostenitori degli ogm sostengono che senza di questi, molti blasonati consorzi di tutela del made in Italy non potrebbero andare avanti, perché non siamo autosufficienti. Da anni, grazie al silenzio assordante dei politici responsabili, pochi sanno che già stiamo assumendo ogm nei cibi da molti anni, in quanto importiamo l’80 per cento di soia dall’estero ma il 90 per cento è modificato...Inoltre, secondo il sistema di tracciabilità definito dalla legislazione europea, tutti i prodotti contenenti ogm, devono segnalarlo esplicitamentesull’etichetta ma, a questo controllo, si sottraggono tutti le merci contaminate con ogm fino allo 0,9% del loro contenuto. Se è vero che i prodotti modificati importati nella Ue riguardano mangimi per animali, è altrettanto vero che gli alimenti tratti dal bestiame alimentato con produzioni ogm non sono costretti ad alcun obbligo di etichettatura. Insomma siamo circondati. Tutto si è svolto nel quasi silenzioso assenso delle istituzioni preposte. Mentre da noi le pressioni delle multinazionali stanno avendo la meglio, negli Usa, l’altra settimana, la multinazionale Bayer CropScience è stata condannata da una corte federale americana a pagare un milione e mezzo di dollari per aver venduto sementi di riso contaminate con ogm non autorizzati. Il fatto che dovrebbe far riflettere chi decide politicamente è che la scienza degli ogm ha fallito in molti settori: per quanto riguarda la tolleranza ai diserbanti, invece che una loro diminuzione, si è avuto un notevole aumento del loro impiego a causa della tolleranzache consente alle piante di sopportare un numero maggiore di trattamenti; od ancora i danni alla microfauna del suolo. Secondo il rapporto del novembre 2009 di C. Benbrook la promessa di un aumento nei raccolti e di riduzione dell’inquinamento chimico, è stata disattesa promesse: meno 10% nei raccolti e 4 volte più inquinamento da pesticidi. A queste motivazioni si aggiungono che, lentamente, sta emergendo il fatto che sono un pericolo per la salute umana e che non risolvono la fame nel mondo anzi accrescono la dipendenza dei Popoli alle multinazionali. Insomma la stessa storia; sempre nel nome del libero mercato apolide e senza regole.è un fatto conclamato che i consumatori prediligono di gran lunga i prodotti biologici; sarebbe assurdo se la nostra ricca tradizione agricola divenisse ostaggio di industrie che brevettano piante i cui semi sterili non possono venire ripiantati l’anno seguente, obbligando gli agricoltori ad acquistare, annualmente, le costose sementi modificate.
Il futuro del mondo agricolo risiede nella sostenibilità, nella tutela per l’ambiente, nella conservazione della diversità biologica, nella custodia dei sapori e delle varietà locali. La globalizzazione industriale e transgenica del gusto, proprio, non ci interessa.
Marco Cottignoli
Avanti e indietro sulla via dell’orto
Mentre l’Europa si appresta a introdurre la patata “modificata”, l’India dice no alla trans-melanzana
In Europa 8 animali su 10 mangiano ogm. A rivelare le abitudini alimentari del bestiame dell’Unione è il Direttore generale Salute della Commissione europea, Paola Testori Coggi, nel suo intervento all’Università Statale di Milano nell’ambito di “Lezioni d’Europa”, un’iniziativa della Commissione europea destinata agli studenti.
Sono 15 gli organismi geneticamente modificati (ogm) autorizzati in Europa, spiega il Direttore generale. Si tratta di 10 tipi di mais, 2 di soia e 3 di colza importati dalle aree extra-UE ed utilizzati appunto come mangimi per gli allevamenti di tutti i Paesi della Comunità, Italia compresa.
«L’Europa - sottolinea Testori Coggi - non è in grado di produrre tutti i mangimi necessari ai nostri allevamenti animali ed è quindi costretta ad importare mangimi fuori dall’Unione. Si tratta per lo più di mangimi ogm e oggi circa l’80% dei nostri capi di bestiame viene alimentato così».
Secondo l’esperta per la salute umana non ci sono rischi: «Prima di autorizzare l’ingresso di questi mangimi, l’Unione europea effettua un ciclo di controlli di 5 anni. Negli Stati Uniti, ad esempio, i controlli durano solo 6 mesi». Nessun pericolo neanche per l’infiltrazione di cibi ogm nei nostri mercati, pare: «Abbiamo un sistema di 300 porte di ingresso transfrontaliero attraverso il quale controlliamo tutti i cibi che entrano».
Intanto, sempre secondo quanto annunciato in questi giorni da Paola Tesori Coggi, l’UE potrebbe autorizzare da un momento all’altro la coltivazione di una patata ogm da destinare alla produzione di carta. Il via libera all’organismo geneticamente modificato, tuttora al vaglio della Commissione europea, sembra già un realtà.
Ma mentre l’ombra del transgenico, con tutti i suoi rischi e danni connessi, fa lentamente capolino in Europa sotto le sembianze di una patata, In India la prima melanzana modificata geneticamente viene rispedita al mittente. Come rivela la Coldiretti, è lo stesso Ministro dell’Ambiente indiano, Jairam Ramesh, a spiegare che, benché l’ortaggio fosse pronto per essere coltivato, il blocco si è reso necessario per garantire la sicurezza dei consumatori. Del resto, la nuova coltura ogm è stata ottenuta usando un gene resistente agli agrofarmaci chiamato “Bt”, estratto dal Bacillus thuringiensis bacterium. «La decisione - riporta la Coldiretti -, assunta sulla base del principio della precauzione, è stata sostenuta da agricoltori, scienziati e organismi non governativi preoccupati degli effetti sulla salute e sulla biodiversità della eventuale commercializzazione del prodotto».
Inutile soffermarsi sull’intreccio di interessi economici legati all’operazione. Ma basti l’esempio a far riflettere sul tentativo di autorizzare in Italia la coltivazione degli stessi semi ogm che sono stati recentemente proibiti in Francia e Germania.
Valentina Noseda
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