Un buco nell’acqua

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Alinghi

La Coppa America di vela a Valencia caratterizzata dalla mancanza di vento e dai veleni tra i due contendenti

La 33esima edizione dell’America’s Cup, inizialmente in programma dall’8 al 12 febbraio a Valencia, sarà ricordata come l’edizione delle polemiche e del flop a causa dello scarso vento che ancora ne ha impedito l’inizio. Gli svizzeri di Alinghi, detentori del titolo vinto nel 2007, difendono il titolo contro gli statunitensi di Bmw Oracle.
Le controversie nascono proprio all’indomani della vittoria di Alinghi conquistata tre anni fa. Gli svizzeri infatti, dopo essersi aggiudicati il trofeo, stabiliscono le regole principali per la nuova edizione, regole però contestate dal Golden Gate Yacht Club (rappresentato da Oracle), che afferma l’impossibilità della Societè Natique de Genere (Alinghi) di organizzare una edizione della America’s Cup. Oracle sfrutta la situazione per ribaltare tutte le scelte che arrivano da Ginevra. Il tribunale di New York dà ragione a Oracle: si fa ricorso al Deed of Gift, atto stipulato alla nascita dell’America’s Cup dove si stabilisce una sfida secondo regole indiscutibili se lo sfidante o gli sfidanti non trovassero accordo con il Defender. La 33esima edizione consta di tre regate a bordo di multiscafi (un trimarano e una catamarano), la location di Valencia è stata obbligata da Oracle che si è rifiutato di gareggiare a Dubai come proposto da Alinghi. Nonostante la lunga ed estenuante battaglia legale che ci ha riportato indietro di 22 anni, al tempo della guerra tra Dennis Conner, skipper di Oracle, e i neozelandesi di Sir Michael Fay. Cosi come dopo la regata farsa del 1988, quando Conner beffò con il suo catamarano i neozelandesi si riuscì a gettare le basi dei nuovi regolamenti condivisi che diedero origine alla classe IACC, si spera che dopo questa sfida tra Alinghi e Bmw Oracle, si possano gettare le basi condivise di nuove regole che diano all’America’s Cup lo spessore tecnico e sportivo che merita l’evento, che rappresenta pur sempre uno dei momenti più entusiasmanti nel mondo della vela.
Il trimarano americano e il catamarano svizzero insieme in acqua, dunque. Ma non è proprio così. Le prime tre gare sono state infatti annullate a causa delle condizioni meteorologiche che hanno determinato mancanza di vento. D’altra parte, Oracle contestava le istruzioni di regata proposte dal defender. Alinghi nella bozza delle istruzioni di regata aveva stabilito limite di vento basso di 15 nodi con un metro di onda. La giuria ha invece deciso di non porre alcun limite, lasciando la decisione sulle condizioni di sicurezza per dare il via (e anche interrompere) la prova al Comitato di regata. Il che significa che le date e l’orario di partenza (le 10, come chiesto da Alinghi) sono fissati ma modificabili.
Secondo Bertarelli, patron di Alinghi, «l’America’s Cup ha fatto un passo indietro per colpa di due anni e mezzo di cause in tribunale». Vero, il pubblico si è ovviamente disinteressato a queste vicende, e si è quasi dimenticato della Coppa America. Va riportato davanti alle tv e ai computer (dirette video via Internet senza diritti, ha deciso l’organizzazione) e riconquistato. Ritardi, slittamenti di date e interruzioni non giovano di sicuro. La curiosità degli appassionati è alta. Abituati a duelli ravvicinati in partenza e incroci combattuti da barche pesanti 24 tonnellate che, al massimo, navigavano intorno ai 10 nodi di bolina, 12-13 in poppa, vedranno due giganti che pesano (circa) la metà, che con 6-8 nodi di vento possono «volare» a oltre 20 nodi di bolina, a 30 nodi e teoricamente fino a 40 nodi in andature portanti, come accade per i trimarani oceanici. «Sono le barche più veloci mai costruite» afferma soddisfatto Bertarelli, che ama i multiscafi e li considera il futuro della Coppa America. Ma nessuno li ha mai messi in acqua in una prova di match race. Nessuno sa in quanto tempo possono virare, quanto “costerà” in termini di velocità, se sceglieranno di separarsi lungo il percorso. Fin dal primo momento, all’ingresso nella zona di partenza, sarà una Coppa America mai vista e tutta da inventare. Difficile immaginare come sarà. Il pronostico è quasi impossibile su due imbarcazioni simili ma diverse (trimarano e catamarano) delle quali non si conoscono le prestazioni effettive. Nessun precedente sul quale basarsi anche solo per immaginare una regata di match race tra due colossi veloci come motoscafi e ingombranti come aerei di linea. Due soli contendenti, tra i più ricchi al mondo, che spendono una fortuna per conquistare il trofeo più antico del mondo. Due «barche» estreme, costruite al meglio della tecnologia disponibile, un concentrato di innovazioni e soluzioni ingegnose messi a disposizione di mezzi con dimensioni impressionanti. E una forte, sincera e inesauribile inimicizia alimentata da due anni e mezzo di liti giudiziarie e comunicati al veleno. Insomma, in questo senso la Coppa America è tornata alle origini. Premesse per un’edizione dell’America’s Cup che offre una sola certezza: non s’era mai visto nulla di simile. E tempo permettendo, speriamo di vederlo questo “nulla di simile”.
Gianmarco Falchi



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