A passeggio nella storia
Le potenzialità delle installazioni interattive come supporto alla fruizione del patrimonio monumentale
In un convegno svoltosi nei giorni scorsi, è emerso che il Museo Virtuale della Via Flaminia Antica risulta la terza sala per affluenza del Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano, presso il quale è ospitato. Questo conferma quanto anche i visitatori interessati all’archeologia tradizionale siano attratti dalle installazioni interattive. Del resto, le potenzialità della realtà virtuale come supporto alla fruizione del patrimonio storico-monumentale sono ampiamente collaudate. E in questo settore le competenze italiane sono all’avanguardia in tutto il mondo. Ma non solo: anche il restauro e conservazione dei beni culturali ormai sono impensabili senza il know how maturato nei laboratori. E su questo fronte, di nuovo, i ricercatori di casa nostra sono presenti sulla scena internazionale con progetti di eccellenza.
La Flaminia virtuale ha sede da un paio d’anni in una sala del Museo Nazionale Romano, messa a disposizione del pubblico dalla Soprintendenza Archeologica di Roma. Quattro postazioni interattive, frutto di un progetto del Consiglio Nazionale delle Ricerche, consentono agli utenti-avatar di entrare nella dimora imperiale di Augusto e di Livia o nel sito archeologico di Grottarossa, incontrando direttamente personaggi quali il giardiniere e il pittore della dimora, un soldato o addirittura l’imperatore e la consorte “in persona”. Il restante pubblico, grazie a occhiali stereoscopici, può osservare in contemporanea su un grande schermo quello che accade sui monitor, calandosi nella realtà 3D. In questo caso, la ricostruzione realizzata dal Virtual Heritage Lab dell’Istituto di tecnologie applicate ai beni culturali permette di visitare un tratto della strada romana e i relativi monumenti, entrambi ormai scomparsi. Il virtuale qui viene dunque inteso come espansione del reale, che è comunque presente con assoluta fedeltà: le aree archeologiche riprodotte in tridimensionale sono state rilevate con tecnologie ad alta precisione quali GPS differenziali, fotocamere ad alta risoluzione, sistemi di telerilevamento e scanner laser, per un totale di 3.051 mq di modelli.In altri casi l’uso delle competenze tecnologiche maturate consente di migliorare i processi di studio, valorizzazione e fruizione dei monumenti. Ad esempio, ha consentito la “rinascita” della Cappella degli Scrovegni. Il capolavoro giottesco oggi è visitabile solo per pochi minuti, al fine di proteggere dal degrado il ciclo pittorico: ecco allora che alla visita reale si affianca, anche come momento propedeutico, la ricostruzione che consente di ammirare nei dettagli ogni scena, di interrogare il monumento e di entrare fisicamente in alcuni spazi ricostruiti ad hoc, come (la casa di Anna o la bottega dell’artista.
Ancora, per quanto riguarda il Visual computing, l’Istituto di Scienza e Tecnologia dell’Informazione ha partecipato - nell’ambito del restauro del David di Michelangelo - alla campagna di acquisizione e ricostruzione di modelli 3D delle opere di Michelangelo a Firenze. Il David digitale è stato usato in due modi complementari: per eseguire indagini specifiche e per misurare grandezze fisiche. Una simulazione ha permesso di ottenere una mappa di distribuzione delle aree sottoposte in misura maggiore all’impatto degli agenti atmosferici e ha consentito di calcolare il baricentro, la sua linea di caduta verticale ed il volume della statua, informazioni essenziali per una valutazione delle condizioni statiche dell’opera. In collaborazione con la Soprintendenza e l’Opera Primaziale Pisana, l’Isti ha anche creato le copie virtuali delle tredici sculture del Monumento funebre di Arrigo VII, appartenenti al monumento originariamente posto al centro dell’abside della Cattedrale di Pisa, ma a noi giunto smembrato. A tale scopo sono state verificate alcune ipotesi ricostruttive, posizionando i modelli digitali all’interno di un modello tridimensionale dell’abside.
Un ulteriore esempio applicato dall’Opera Primaziale è il modello digitale dei paramenti esterni del Duomo di Pisa, acquisito con tecnologia laser scanner time-of-flight, in collaborazione con le Facoltà di Architettura di Ferrara e Firenze e con la Leica Geosystem Italia. Anche qui, l’obiettivo della rappresentazione digitale di Piazza dei Miracoli non è soltanto consentire una visualizzazione accurata, ma realizzare un interfaccia 3D di supporto al restauro del complesso.
Un particolare successo di pubblico internazionale è stato poi riscosso dal Museo Virtuale dell’Iraq, frutto di un’intesa tra ministero degli Affari Esteri e CNR e tra le più importanti iniziative di carattere diplomatico-culturale tese alla valorizzazione del patrimonio storico-archeologico di quel Paese. L’allestimento questa volta non si sovrappone a quello reale, ma costituisce la sua proiezione comunicativa attraverso una selezione delle opere più significative dell’antica civiltà mesopotamica, incluse quelle custodite nei principali musei del mondo. Il visitatore ha così uno strumento che gli consente di comprendere i reperti di ciascun periodo e le fasi storiche delle civiltà sorte tra il Tigri e l’Eufrate mediante un approccio e un apprendimento interattivi e multisensoriali.
Realizzato in italiano, inglese e arabo, così da concretizzare una dimensione internazionale confermata dal fatto che gli Stati Uniti si collocano al primo posto in quanto a visite, il Museo Virtuale «è complementare all’opera di salvaguardia, fruizione e comunicazione del patrimonio culturale iracheno svolta per iniziativa del ministero per i Beni Culturali MiBAC, che nel 2009 ha contribuito alla riapertura, del museo archeologico di Baghdad», come ha dichiarato Sandro Bondi. Un altro contributo offerto su questo fronte dai tecnici italiani è il corso di formazione per il personale iracheno del sito di UR (Nassirya), a cura dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro con il coordinamento dell’ambasciata italiana a Baghdad.
La conferma della posizione all’avanguardia a livello internazionale dell’Italia nel settore delle tecnologie applicate al patrimonio culturale è arrivata dalla mostra “L’eredità dell’Impero Romano”, inaugurata dal Presidente Napolitano al Museo Nazionale d’Arte Occidentale di Tokyo, come contributo all’evento “Italia in Giappone 2009”. Il video 3D “Life and Power in Imperial Rome”, presente alla mostra, racconta grazie a scansioni laser ad alta risoluzione e modelli digitali una sequenza di momenti ufficiali e di vita privata della Roma imperiale.
L’apprezzamento di un pubblico qualificato come quello nipponico conferma l’eccellenza dell’attività italiana alla frontiera tra nuove tecnologie e patrimonio culturale. Così come il riconoscimento per l’opera di digitalizzazione dei documenti storici effettuata in Italia, palesato dal National endowment for the humanities (Neh), l’agenzia del Governo degli Stati Uniti per la ricerca umanistica, durante un convegno su “Identità nazionale, memoria storica e scienze umane”, svoltosi a Firenze. Si tratta di un comparto non sempre adeguatamente valorizzato e conosciuto, e che invece può porre i nostri studiosi all’attenzione dei colleghi e degli appassionati di tutto il mondo.
Lorenzo Stella
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